Monday, June 25, 2018

La Lettera del Sant'Uffizio del 1949 legge l'approccio di Feeneyite e Cushingite

Tradotto da Giuseppe Fallaci.   
Lettera del sant'ufficio. Ecco il testo.

La Lettera del Sant'Uffizio del 1949 legge l'approccio di Feeneyite e Cushingite.




LETTERA del Sant'Uffizio
Dalla sede del Sant'Uffizio, 8 Agosto 1949.

Vostra Eccellenza:

Questa Sacra Congregazione Suprema ha seguito con molta attenzione l'ascesa e le gravissime polemiche suscitate da alcuni soci del “Centro San Benedetto” e del “Boston College” per quanto riguarda l'interpretazione di tale assioma: “Fuori della Chiesa non c'è salvezza”.

Dopo aver esaminato tutti i documenti che sono necessari e utili al riguardo, tra i quali le informazioni dalla Vostra Cancelleria, così come gli appelli e le relazioni in cui i soci del “Centro San Benedetto “ in cui spiegano le loro opinioni e reclami, e anche molti altri documenti pertinenti alla polemica, ufficialmente raccolti, la stessa Sacra Congregazione è convinto che la sfortunata polemica è nata dal fatto che l'assioma, “fuori della Chiesa non c'è salvezza”, non è stata compresa correttamente e pesato, e che la stessa polemica è stato reso più amara per grave turbamento della disciplina derivante dal fatto che alcuni dei soci delle istituzioni di cui sopra rifiutato rispetto e obbedienza alle autorità legittime.

Di conseguenza, gli Eminentissimi e Reverendissimi Cardinali di questa Suprema Congregazione, in una sessione plenaria del Mercoledì 27 Luglio, 1949, ha decretato, e l'Augusto Pontefice nell’ udienza del seguente Giovedi 28 luglio 1949, ha dato la sua approvazione, che le seguenti spiegazioni pertinenti alla dottrina, e anche che gli inviti e le esortazioni relative alla disciplina siano dati:

Siamo legati dalla fede divina e cattolica a credere a tutte quelle cose che sono contenute nella parola di Dio, contenuti nella Scrittura e nella Tradizione, e sono proposti dalla Chiesa da credere come divinamente rivelata, non solo attraverso giudizio solenne, ma anche attraverso magistero ordinario e universale (‘Denzinger’, n. 1792, Conc. Vat. I, Ses. III, Cap. III, del 24 aprile 1870 «Con fede divina e cattolica deve credersi tutto ciò che è contenuto nella Parola di Dio scritta o tramandata, e che è proposto dalla Chiesa come divinamente rivelato sia con giudizio solenne, sia nel suo Magistero ordinario universale»)...
Ora, tra le cose che la Chiesa ha sempre proclamato e non cesserà mai di proclamare è contenuta anche quella dichiarazione infallibile con cui ci viene insegnato che non c'è salvezza al di fuori della Chiesa.

Tuttavia, questo dogma deve essere inteso in quel senso in cui la Chiesa lo intende. Infatti, non è al giudizio dei privati che Nostro Salvatore ha affidato la spiegazione di quelle cose che sono contenute nel deposito della fede, ma solo al magistero della Chiesa.

Ora, in primo luogo, la Chiesa insegna che in questa materia si tratta del un comando più rigoroso di Gesù Cristo. Egli infatti ha esplicitamente ingiunto ai Suoi apostoli di insegnare a tutte le nazioni ad osservare tutte le cose che Egli stesso aveva comandato (Matteo 28: 19-20).

Ora, tra i comandamenti di Cristo, che non si tiene minimamente in considerazione con cui ci viene comandato di essere incorporati mediante il battesimo nel Corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa, e di restare uniti a Cristo e al suo Vicario, per mezzo del quale egli stesso, in modo visibile governa la Chiesa sulla terra.

Pertanto, nessuno si salverà, di coloro che, conoscendo la Chiesa è stata divinamente istituita da Cristo, tuttavia rifiuta di sottomettersi alla Chiesa o rifiuta l'obbedienza al Romano Pontefice, Vicario di Cristo in terra.

Non solo il Salvatore ha comando che tutte le nazioni dovrebbero entrare nella Chiesa, ma ha anche decretato che la Sua Chiesa è un mezzo di salvezza, senza la quale nessuno può entrare nel Regno della Gloria Eterna.

Nella sua infinita misericordia Dio ha voluto che gli effetti, necessari affinché uno possa essere salvato, di coloro che aiuta alla salvezza che sono diretti verso il fine ultimo dell'uomo, non per necessità intrinseca, ma solo per istituzione divina, può essere ottenuta anche in alcune circostanze quando questi aiuti sono utilizzati al solo desiderio e anelito. Ciò lo vediamo chiaramente affermato nel Sacro Concilio di Trento, sia in riferimento al sacramento della rigenerazione sia in riferimento al sacramento della penitenza (‘Denzinger’, nn. 797, 807).
Lo stesso nel suo proprio grado devono essere esercitati della Chiesa, nella misura in cui lei è la guida generale per la salvezza. Quindi, per ottenere la salvezza eterna, non è sempre necessario che egli sia incorporato alla Chiesa di fatto come un membro, ma è necessario che almeno egli sia unito alla Chiesa dal desiderio e anelito.

Tuttavia, questo desiderio non deve essere sempre esplicito, come nei catecumeni; ma quando una persona è coinvolta nell'ignoranza invincibile Dio accetta anche un implicito desiderio, così chiamato perché è incluso in quella buona disposizione d'animo per cui una persona desidera che la sua volontà si conformarsi alla volontà di Dio.

Queste cose sono state chiaramente insegnate in quella lettera dogmatica che è stata pubblicata dal Sommo Pontefice, Papa Pio XII, il 29 giugno 1943, “Sul Corpo Mistico di Gesù Cristo” (AAS, vol. 35, un. 1943, pag. 193 ss.). Infatti in questa lettera dogmatica il Sommo Pontefice Pio XII distingue chiaramente tra coloro che sono effettivamente incorporati nella Chiesa come membri, e coloro che sono uniti alla Chiesa solo dal desiderio.

Parlando dei membri di cui il Corpo Mistico è formato qui sulla terra, lo stesso Augusto Pontefice dice: “In realtà, tra i membri della Chiesa bisogna annoverare esclusivamente quelli che ricevettero il lavacro della rigenerazione, e professando la vera Fede, né da se stessi disgraziatamente si separarono dalla compagine di questo Corpo, né per gravissime colpe commesse ne furono separati dalla legittima autorità”.

Verso la fine di questa stessa dogmatica lettera enciclica, quando affettuosamente invitando all'unità coloro che non appartengono al corpo della Chiesa cattolica, egli cita coloro che “sono legati al corpo mistico del Redentore da un certo desiderio inconscio e anelito” e questi non sono affatto esclusi dalla salvezza eterna, ma d'altra parte afferma che si trovano in una condizione “in cui non possono essere certi della loro salvezza”, in quanto “rimangono ancora privi di quei tanti doni celesti e aiuti che si possono gustare solo nella Chiesa cattolica” (AAS, 1. c., p. 243). Con queste sagge parole rimprovera sia coloro che escludono dalla salvezza eterna tutti che sono uniti alla Chiesa solo dal desiderio implicito, e sia tutti coloro che falsamente affermano che gli uomini possono essere salvati altrettanto bene in ogni religione (cfr Papa Pio IX, Allocuzione, ‘Singulari quadam’, in ‘Denzinger’, n. 1641 e segg .; anche Papa Pio IX nella Lettera enciclica, ‘Quanto conficiamur moerore’, a ‘Denzinger’, n. 1677).

Ma non si deve pensare che qualsiasi tipo di desiderio di entrare nella Chiesa sia sufficiente affinché uno possa essere salvato. È necessario che il desiderio con cui il soggetto è legato alla Chiesa sia animata da carità perfetta. Né può un desiderio implicito produrre il suo effetto, se una persona non ha fede soprannaturale: "Per chi viene a Dio deve credere che Dio esiste ed è una ricompensa tutti quelli che lo cercano" (Ebrei 11, 6). Il Concilio di Trento dichiara (Session VI, cap. 8): "La fede è l'inizio della salvezza dell'uomo, il fondamento e la radice di ogni giustificazione, senza la quale è impossibile piacere a Dio e giungere alla comunione dei suoi figli" (Denzinger , n. 801).

Da quanto è stato detto, è evidente che le cose che sono proposti nella rivista “From the Housetops”, fascicolo 3, come l'insegnamento autentico della Chiesa Cattolica sono ben lungi dall'essere tali e sono molto dannose sia per quelli che sono all'interno della Chiesa sia quelli che sono fuori.

Da queste dichiarazioni che riguardano la dottrina, alcune conclusioni seguono e che riguardano la disciplina e il comportamento, e che non può essere sconosciuto a chi energicamente difende la necessità con cui tutti sono tenuti di appartenere alla vera Chiesa e di sottomettersi alle autorità del Romano Pontefice e dei Vescovi “che lo stesso Spirito Santo ha posto... a governare la Chiesa” (At 20,28).

Quindi, non si può capire come il “Centro San Benedetto” può sempre pretendere di essere una scuola cattolica e voglia essere registrata come tale, e tuttavia non essere conforme alle prescrizioni dei canoni 1381 e 1382 del Codice di Diritto Canonico, e continuerà ad esistere come una fonte di discordia e di ribellione contro l'autorità ecclesiastica e come fonte di disturbo di molte coscienze.

Da queste dichiarazioni che riguardano la dottrina, alcune conclusioni seguono e che riguardano la disciplina e il comportamento, e che non può essere sconosciuto a chi energicamente difende la necessità con cui tutti sono tenuti di appartenere alla vera Chiesa e di sottomettersi alle autorità del Romano Pontefice e dei Vescovi “che lo stesso Spirito Santo ha posto... a governare la Chiesa” (At 20,28).

Inoltre, è incomprensibile come un membro di un Istituto religioso, cioè Padre Feeney, si presenta come un "Difensore della Fede", e allo stesso tempo non esita ad attaccare l'istruzione catechistica proposto dalle autorità legittime, e non ha temuto di incorrere in gravi sanzioni minacciate dai sacri canoni a causa delle sue gravi violazioni dei suoi doveri di religioso, sacerdote, e membro ordinario della Chiesa.

Infine, non può essere in alcun modo tollerato che certi cattolici devono rivendicare per sé il diritto di pubblicare un periodico, al fine di diffondere dottrine teologiche, senza il permesso dell'autorità ecclesiastica competente, chiamato “Imprimatur” così come è prescritto dal sacri canoni.

Pertanto, lasciare in grave pericolo coloro che sono schierati contro la Chiesa seriamente devono tenere a mente che dopo che "Roma ha parlato" non possono essere più scusati anche da ragioni di buona fede. Certo, il loro legame e il dovere di obbedienza verso la Chiesa è molto più grave di quella di coloro che ancora sono legati alla Chiesa "solo da un desiderio inconscio". Lasciare che si rendano conto che sono figli della Chiesa, e amorevolmente nutriti da lei con il latte della dottrina e dei sacramenti, e quindi, dopo aver ascoltato la voce chiara della loro Madre, non possono essere giustificati da colpevole ignoranza, e quindi a loro si applicano senza qualsiasi restrizione tale principio: è necessario per la salvezza la sottomissione alla Chiesa cattolica e al Sommo Pontefice.

Inviando questa Lettera, dichiaro la mia profonda stima e rimango
Di Vostra Eccellensa devotissimo
Cardinale F. Marchetti-Selvaggiani
Cardinale A. Ottaviani, Assessore
Sant’Uffizio, 8 Agosto 1949

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